1999 - Abolizione del debito dei paesi poveri

Il Giubileo e la Cancellazione del Debito

Nell’Antico Testamento
Un riferimento al Giubileo nell’Antico Testamento si trova al capitolo 25 del libro del Levitico, il terzo della Bibbia. È importante precisare anzitutto quale sia l’origine etimologica di questo termine, Giubileo.
Significato del termine Giubileo
Esso deriva dalla parola ebraica yôbêl che era un corno di ariete al cui suono veniva proclamato l’anno del Giubileo. A questo primo significato del termine Giubileo se ne aggiunge un altro. La parola ebraica yôbêl venne infatti tradotta con il greco aphesis che vuol dire “remissione”, “rinivo”, “liberazione”. Abbiamo quindi nell’Antico Testamento due significati del termine Giubileo, uno legato al momento iniziale della celebrazione giubilare (con il suono del corno d’ariete), e l’altro di carattere sociale ed etico.
Precisato il significato della parola è opportuno ora chiedersi in cosa consisteva la celebrazione del Giubileo nell’Antico Testamento.
La celebrazione del Giubileo nell’Antico Testamento
Esso veniva celebrato ogni 50 anni e durava un anno. Era considerato un Anno Santo come l’anno sabbatico, la cui celebrazione ricorreva ogni 7 anni. È forse utile ascoltare cosa dice il testo del Levitino:
“Conterai anche 7 settimane di anni, cioè 7 volte 7 anni; queste 7 settimane di anni faranno un periodo di 49 anni. Al decimo giorno del settimo mese, farai squillare la tromba dell’acclamazione; nel giorno dell’espiazione farete squillare la tromba per tutto il paese. Dichiarerete santo il cinquantesimo anno (Lev 25, 8-10).”

Nel Nuovo Testamento
Iniziato nell’Antico Testamento, ritrova una sua continuità nel Nuovo, se si considera però anzitutto il secondo significato della parola Giubileo (dal greco aphesis), che vuol dire remissione, liberazione. E non si tratta più semplicemente di una liberazione fisica degli schiavi e di un condono materiale di un debito, bensì di qualcosa che sta su un piano spirituale. Illuminante a tal proposito è il testo di Luca 4, 16-19:
“Si recò a Nazaret, dov’era stato allevato; ed entrò, secondo il suo solito nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; apertolo trovò il passo dov’era scritto: lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione, e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; per rimettere in povertà gli oppressi, e predicare un anno di grazia del Signore.”
Il testo va letto soprattutto in un senso spirituale, come annunzio di una novità di vita che il Vangelo del Signore ha reso disponibile. L’”anno di grazia del Signore”, che potremmo chiamare anche anno Giubilare, è l’anno che è iniziato con la sua venuta nel mondo e percorre la storia sino alla fine dei secoli, quando tutta la creazione entrerà nell’orizzonte dei “cieli nuovi” e della “terra nuova”.
Un altro testo importante è quello di Atti 4, 32-35, ove si parla della moltitudine che aveva abbracciato la fede, ed era “…un cuor solo ed un’anima sola e nessuno diceva sua proprietà quello che gli apparteneva, ma ogni cosa era fra loro comune”. Qui viene messo in evidenza il modo in cui la fede in Cristo possa trasformare gli uomini nella comunione che elimina ogni ingiustizia o disuguaglianza.

Nella tradizione cristiana
Il primo Giubileo cristiano è stato indetto da Bonifacio VIII nel 1300. Non praticato nei primi secoli e dimenticato nel Medioevo, a quella data venne per la prima volta proclamato. Da allora divenne una delle manifestazioni di spiritualità e devozione più popolare. Il Giubileo attualmente viene ripetuto ogni 25 anni. Gli ultimi sono quelli del 1950, 1975, quello straordinario del 1983 (Anno Santo della Redenzione) ed ora quello che apre il terzo millennio dell’era cristiana.
Il papa inizierà questo Giubileo con l’apertura della Porta Santa in San Pietro alla mezzanotte di Natale.
Tre sono i segni tradizionali del Giubileo: la Porta Santa, il pellegrinaggio e l’indulgenza. A ciascuno di questi segni si possono associare varie applicazioni e simbologie, ma tutte richiamano l’esigenza di un cammino di conversione e riconciliazione. Ai segni tradizionali del Giubileo, il papa ha aggiunto ulteriori segni che possono favorire un cammino di fede e riconciliazione: si tratta dell’invito ad impegnarsi per la riduzione del debito dei paesi poveri e di concreti gesti che implicano un sacrificio, una rinuncia personale, per il bene di se stessi e dell’umanità.
Alla celebrazione del Giubileo sono legate alcune norme fondamentali: il riposo della terra, il suo riscatto con relativo condono del debito e la liberazione degli schiavi.
È utile anche qui soffermarsi su qualche passo che tratta di questi temi:
Il riposo della terra. “Il cinquantesimo anno sarà per voi un Giubileo; non farete né semina, né mietitura di quanto i campi produrranno da sé, né farete la vendemmia delle vigne non potate. Poiché è il Giubileo; esso vi sarà sacro”. (Lev 25, 11-12)
Il riscatto della terra. “In quest’anno del Giubileo, ciascuno tornerà in possesso del suo. Se uno non trova da sé la somma sufficiente a rimborsarlo, ciò che ha venduto rimarrà in mano al compratore fino all’anno del Giubileo; al Giubileo il compratore uscirà e l’altro rientrerà in possesso del suo patrimonio”. (Lev 25, 13.28)
La liberazione degli schiavi. “Se il tuo fratello che è presso di te cade in miseria e si vende a te, non farlo lavorare come schiavo; sia presso di te come un bracciante, come un inquilino. Ti servirà fino all’anno del Giubileo; allora se ne andrà da te insieme con i suoi figli, tornerà nella sua famiglia e rientrerà nella proprietà dei suoi padri. Poiché essi sono miei servi, che io ho fatto uscire dal paese d’Egitto; non debbono essere venduti come si vendono gli schiavi”. (Lev 25, 39-42)
Questi erano i contenuti basilari del Giubileo anticotestamentario; ma è importante mettere in luce cosa vi era dietro queste norme, capire il perché esse sono state promulgate. Alla base di tutto vi erano tre punti cardine della fede d’Israele nel Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe:
a) la terra è di Dio (Lev 25, 23-28). Come per il settimo giorno, che consacrato al Signore, ne faceva il Signore del tempo, così il riposo della terra rimandava come significato al fatto che Dio è anche Signore della terra (o più in generale dello spazio).
b) si voleva ripristinare l’antica uguaglianza sociale che vigeva al tempo delle federazioni delle tribù, contro l’aumento del pauperismo e dell’asservimento dei debitori.
c) il popolo d’Israele è stato liberato dalla schiavitù d’Egitto per servire il Signore (non potevano dunque esserci degli schiavi fra gli israeliti).
Il capitolo 25 del Levitico rientra inoltre in una serie di capitoli (17-26) che vengono denominati Codice di Santità e la cui frase programmatica è: “Siate santi, perché io, Jahvè, Dio vostro, sono santo” (Lev 19, 2). Alla radice di tutte le norme di questi capitoli, ed in particolare del Giubileo, vi è l’invito ad una santità che non tollera ingiustizie e che rivela anche il suo lato benevolo, misericordioso.

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