2000 - Condannati. Viaggio nella realtà carceraria

Le finalità del carcere

Diamo voce all'Istituzione:

Il Direttore del Sistema Penitenziario Italiano G. Caselli, nel corso di un convegno tenutosi a settembre in Regione ha affermato:“... il problema principale è la sicurezza , che deve essere garantita a tutti e deve essere per tutti. Un paese civile e moderno può essere definito tale, quando tra gli scopi principali della sua azione pone la garanzia di questo diritto”.

Come si raggiunge la sicurezza:

PREVENZIONE = abitare interamente le nostre città per evitare che la delinquenza s'impossessi degli spazi vuoti; agevolare il recupero della fiducia nella società da parte delle vittime di un reato, affinché diffondano nei loro ambiti la sicurezza.

REPRESSIONE = chi commette un reato deve necessariamente essere giudicato con processi giusti ed equi; i difensori d'ufficio, però, nella maggioranza dei casi non possono nemmeno conferire con il proprio assistito prima dell'udienza ed il 25% degli imputati si trova sprovvista di avvocato.

ESECUZIONE = il danno commesso va riparato, chi infrange la Legge deve espiare la pena.

Il carcere è un “male necessario”, ma non per questo deve essere strumento di abbruttimento o indurimento del cuore né deve trasformarsi in un dimenticatoio per la società sottoforma di isolamento esclusione ed insicurezza.

La sua funzione, pertanto, è di:

DETERRENZA = aiuta chi vuole delinquere proponendo una soluzione per rimanere nella legalità.

RIEDUCAZIONE = l'Art. 27 della Costituzione cita: “La reclusione deve tendere alla rieducazione del soggetto che ha sbagliato…”, il tentativo del carcere è di riportare la persona alla normalità, alla civiltà, alla rinascita sociale.

NEUTRALIZZAZIONE = impedire al soggetto recuperato di ricadere negli errori commessi. La riabilitazione è necessaria e fondamentale ed è conveniente, non solo per chi è rinchiuso, poichè ritrova il suo giusto collocamento societario, ma anche per la società, che ritrova i suoi membri “ricostruiti”.

Il Capo Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria, Caselli, ha denunciato, più volte, il sovraffollamento delle carceri e la carenza di personale, soprattutto educatori ed assistenti sociali, invocando l'applicazione di forme di custodia attenuate per dare maggiori opportunità di reinserimento sociale e diminuire il sovraffollamento. Sostiene, inoltre, che bisogna avere il coraggio di realizzare fino in fondo la Riforma del Codice Penale (“… il carcere come estrema ratio, le misure alternative...” ) e di sensibilizzare l'opinione pubblica, affidando questa funzione al volontariato che può fungere da ponte contribuendo alla formazione culturale su questi temi.

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