2000 - Condannati. Viaggio nella realtà carceraria

Testimonianze

Voci dei "CUSTODI"

“Premetto che la mia esperienza risale a più di 10 anni fa ed é stato un po’ diverso introdurmi in “quel” mondo del lavoro ... si tratta, infatti, di un mondo diverso e con svariate problematiche”.

“…il carcere di Udine é del tipo rieducativo con presente uno staff di persone esperte, composto da psicologi, educatori, insegnanti, pronto ad aiutare a rieducare le persone che vi si trovano all’interno con l’obiettivo di reinserirle, una volta uscite, nella società, nel mondo del lavoro esterno”.

“I miei compiti di guardia carceraria consistevano, principalmente, nel controllo delle carcerate e nel coordinarle nelle varie attività in cui erano coinvolte: pulizie, corsi educativi, attività di svago, lavanderia ecc...”

“I rapporti fra guardia e detenuta erano piuttosto formali e questo per una precisa esigenza del regolamento; era proprio questa la parte più difficile del mio lavoro... Ogni persona entra nella struttura portando con sé esperienze diverse ed é lì perché, in qualche maniera, ha sbagliato… Ma questo non spetta a noi custodi giudicarlo... ne comprendiamo l'umanità innanzitutto”.

“…una maggiore confidenza fra chi custodisce e chi é rinchiuso farebbe mancare, però, quell'equilibrio che esiste ed é necessario. Alle volte però é difficile mantenerlo all'interno delle mura...”.

(Tratto dalla testimonianza di Letizia ex-Guardia Carceraria in una Casa Circondariale Femminile in Friuli)


FERNANDO
32 ANNI IN CARCERE

“Fino a 17 anni in orfanotrofio, poi mi sono trovato abbandonato in strada, solo e incapace di gestire una nuova vita”.

“Il carcere è una trappola per l'ingenuità degli stupidi, perché con il carcere non si ottiene niente”.

“Il carcere non è rieducativo, l'unico aspetto che potrebbe sembrare positivo è che ti permette di fermarti a riflettere; ma se non ci sono degli educatori che lavorino sull’umanità del carcerato, dallo stesso può uscire solo la malvagità che c'è nel suo intimo”.

“Per entrare nella sofferenza del detenuto, per poterlo veramente capire, non basta giudicarlo solo per il suo atteggiamento spavaldo durante il giorno, ma bisogna esserci di notte quando piange pensando alla famiglia, agli sbagli, ai figli...”.

“E' difficile vivere fuori dal carcere. L'ex-detenuto è diffidente, perché non ha sicurezza nel domani”.

“Lo scarcerato non si sente accettato dalla società, non vuole essere un parassita, ma sente la necessità di essere accompagnato nel cammino verso il miglioramento”.

(Tratto dalla testimonianza diretta di: Fernando, detenuto agli arresti domiciliari presso una comunità-famiglia in regione)

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