2001 - Libars di scugnì la. L'immigrazione vista da vicino

Il Centro San Giuseppe: esempio unico in Italia di prima accoglienza

Il confine con la Slovenia, in particolare Gorizia e l’Isontino, è il punto di maggior ingresso nella Comunità Europea di extracomunitari. La città si conferma, oggi più che mai, in prima linea nell’accoglienza dei “pellegrini della disperazione”, che varcano la frontiera in cerca di futuro.
Prima del 12 febbraio 2001, le pattuglie della Polizia erano costrette a portare gli intercettati direttamente nella caserma Massarelli, dove con mezzi propri provvedevano a fornire loro i generi di prima necessità.
Il numero sempre crescente di persone intercettate ha reso la situazione insostenibile, stimolando la Diocesi di Gorizia a farsi carico di questa umanità piena di speranza in viaggio verso l’ignoto.
Sotto la direzione della Caritas, è sorto a Gorizia il Centro S.Giuseppe, riadattando l’ex istituto scolastico Kennedy, trasformato così in centro di prima accoglienza, esempio unico in Italia, non contemplato dalla Legge e riconosciuto dallo Stato solo in forza di una convenzione con la Questura di Gorizia.
Al loro arrivo gli immigrati trovano dei volontari, singoli o appartenenti a gruppi, associazioni o parrocchie operanti sul territorio e non, pronti ad offrire un pasto caldo, un letto su cui riposare almeno un po’ (la maggior parte di essi ha infatti camminato per giorni), qualche indumento di prima necessità ed informazioni utili una volta lasciato il centro.
Le forze dell’ordine, che accompagnano gli stranieri una volta intercettati, all’interno del centro hanno il compito esclusivo di raccogliere i dati anagrafici, utili ai fini delle ricerche per l’accertamento dell’identità e le foto segnaletiche; nei mesi scorsi il tutto avveniva in 6-8 ore, oggi, data l’intensità del traffico, i tempi si sono allungati, possono arrivare anche a 48 ore.
La permanenza degli stranieri nel centro, non supera in media le 24 ore, salvo i periodi di grande afflusso (la capienza massima è infatti di 100 persone), nei quali tutte le procedure subiscono rallentamenti; la brevità della permanenza è dovuta in parte per questioni organizzative, strutturali e, non ultimo, economiche.
Il centro ha tre fonti di sostegno:
1- la Diocesi, prelevando dal fondo dell’8 ‰;
2- lo Stato, per mezzo della convenzione con la Questura, riconoscendo per ogni persona l’importo di lire 34000 giornaliere;
3- i privati, con libere offerte, donazioni, ecc. Una prima stima, ha permesso di stabilire in 200 milioni di lire il costo allo stato dell’attività del centro dal 12 febbraio fino ad agosto 2001.
Nel corso di quest’anno sono transitati 6000 stranieri, provenienti da Gorizia e provincia, accolti al centro ed assistiti prima del loro “nuovo viaggio”; si tratta di una cifra da capogiro formata per gran parte da rumeni, rom, kossovari e kurdi; questi ultimi occupano la percentuale maggiore: il 70 %.
Uscite dal centro le persone immigrate hanno davanti tre vie:
1- viene loro consegnato il decreto d’espulsione per il quale sono chiamati a lasciare il Paese entro 15 giorni;
2- hanno facoltà di presentare domanda di asilo, questa opportunità viene sfruttata solo dal 30-35% degli stranieri aventi diritto;
3- vengono respinte e riconsegnate in Slovenia, questo solo ed esclusivamente in presenza di prove materiali del loro ingresso attraverso questo Paese; il numero delle riammissioni dipende, però, dalla disponibilità della nazione confinante.
Per tutti la porta del centro è sempre aperta, a maggior ragione per i volontari disposti a garantire il buon funzionamento nelle sue 24 ore di attività giornaliera, ai quali si chiede fortemente una mano, in vista anche della ripresa dei passaggi dopo la pausa agostana.


(Testimonianza di Bernardo De Sanctis, ex direttore del Centro)

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