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La lotta alle moderne schiavitù Per
ragioni territoriali chiamato ad occuparsi di “Repressione di reati in
tema di immigrazione nel Nord-Est” e nello specifico della Regione
Friuli Venezia Giulia, attualmente principale area d’ingresso
dell’Europa al pari della Puglia, Federico Frezza ci parla dei
30.000-40.000 ingressi clandestini annuali in regione. Queste sono le
cifre con cui il magistrato, che negli ultimi tre anni ha potuto
consegnare alla giustizia ben 700 “gestori” dell’immigrazione
clandestina, si è dovuto confrontare per far fronte ad un “mercato” in
grandissima espansione, fonte di grossi guadagni e governato dalla
criminalità. E’ questo il preludio alla schiavitù! La
grande immigrazione è sempre organizzata anche se, attraverso sistemi
tutto sommato semplici quali intercettazioni telefoniche e l’analisi
dei clandestini (miniere di informazioni loro malgrado), oggi si può
tracciare l’organigramma delle organizzazioni italiane e slovene che
coprono il tratto LUBIANA-MESTRE, in diretta e non solo a posteriori,
come avveniva qualche anno fa. Le organizzazioni, cosiddette, etniche
che gestiscono i transiti sono ormai identificate. Persone della stessa
etnia del clandestino ingaggiano, comprano, il viaggiatore nel suo
paese di origine, lo obbligano al patto economico = prezzo da pagare
(es. una ragazza dell’est lire 3 milioni, 90 per una nigeriana), lo
trasportano in Europa affidandolo ad una sorta di subappalto di piccole
organizzazioni slave. In Italia viene prima consegnato ad indigeni che
ben conoscono il territorio e successivamente ripreso per essere
nuovamente “gestito”. I clandestini arrivano in Italia già zavorrati da
un debito enorme, contrarlo significa alimentare il germe dello
sfruttamento, considerato che il committente ben si guarderà dal farsi
sfuggire l’opportunità di arricchimento alle spalle di questi disperati
che a vita, come nel caso dei cinesi, si troveranno a lavorare per lo
più gratuitamente, o abbondantemente sottopagati. Non può essere
sottovalutato il timore, o meglio forse dire il terrore, del woodoo o
delle ritorsioni in patria sui propri cari, ambiti questi nei quali il
nostro sistema giudiziario nulla può. Considerarli schiavi, non è
improprio; la condizione di debolezza, sudditanza, il deficit culturale
e linguistico fanno di loro facili prede della criminalità organizzata
per lo sfruttamento del lavoro, della prostituzione. Non pensi a questi
schiavi, come incatenati; la schiavitù moderna non ha catene, eccetto
quelle morali, che divengono vincoli ben più limitanti e meno evidenti,
non dimostrabili, nemmeno in sede di dibattimento in tribunale e ancor
meno all’opinione pubblica che guarda, ma non vede questo mondo
sotterraneo attorno a lei, che segue percorsi prestabiliti,
incomprensibili. Stazionare su di un marciapiede in attesa del cliente
o restarsene chiusi in scantinati per ore sulle macchine da cucire
senza nemmeno provare a ribellarsi per modificare la propria
condizione. Perché lo fanno? In realtà per tutti noi questi esseri
umani sono “intercambiabili”, uno vale l’altro e non ci accorgiamo se
il lavavetri al semaforo è lo stesso di ieri , della settimana
scorsa…Questo avviene anche per le Forze dell’Ordine, non abbiamo una
sufficiente curiosità utile a preoccuparci di conoscere e comprendere
queste nuove realtà; manca la spinta a provare, almeno provare ad
avvicinarci ai nostri nuovi “connazionali”… |
| I progetti "Tu mi guardi" e "Negli occhi delle donne", realizzati negli anni 2005/2006 sono stati inseriti nella Capacity Building "Progetto n. 5: Per costruire una cultura della solidarietà", finanziati da MLAL-UE |