2001 - Libars di scugnì la. L'immigrazione vista da vicino

Uno sguardo al passato

Ogni famiglia friulana potrebbe raccontare, senza rispolverare troppo nei ricordi passati, una storia di emigrazione. Dall’ottocento fino a qualche anno fa, tutte le nostre famiglie hanno conosciuto l’allontanamento di perlomeno uno dei suoi membri. C’è stato chi è andato lontano e chi meno, chi è partito e si è fermato e chi invece è ritornato, magari dopo tanti anni. Le storie di queste persone fanno ormai parte della cultura dei vari paesi del mondo, pur rimanendo per sempre parte di quella friulana, un patrimonio da diffondere anche tra le generazioni più giovani. Oggi però la realtà ci chiede di occuparci anche d’altre storie, di quelle dei “forescj” che ormai abitano, lavorano e studiano qui tra noi. Anche queste storie dovranno un giorno far parte del nostro patrimonio culturale.
“Forse tutto cominciò il giorno in cui i miei se ne andarono in America. Allora mi figurai l’Argentina come un mostro divoratore di padri, madri e fratelli”
Così inizia la storia romanzata di un’emigrazione italiana in Sud America all’inizio di questo secolo raccontata da Syria Poletti in “Gente con me”. Le storie delle immigrazioni alle volte si ripetono anche se la storia con la “S” maiuscola si permette di cambiare le direzioni. Una volta i friulani partivano per l’Argentina, oggi i loro figli, nipoti o pronipoti ritornano. In Italia, nel 1973, si registra il sorpasso del flusso immigratorio su quello emigratorio. Tra gli immigrati di oggi una componente non irrilevante, specie proveniente del Sud America, ha origini italiane.
“… E’ giusto ricordare il proprio passato. Anzi, il passato, la propria storia, devono insegnare. L’Italia ha 4 milioni di italiani all’estero e addirittura 60 milioni di oriundi sparsi per il mondo. Se a questi si chiedesse di tornare al proprio paese se non hanno un lavoro che cosa succederebbe? Spesso però la memoria, in Italia, sembra corta. Ci siamo dimenticati come vivevano i nostri immigrati all’estero? Ci siamo dimenticati i cunicoli di cinquanta centimetri di diametro dove lavoravano? O i cartelli, nei ristoranti della civile Europa, che dicevamo: vietato l’ingresso a cani e italiani? E vogliamo fare lo stesso con chi viene qui da noi spinto dal bisogno, cercando un lavoro? L’immigrazione è sempre la stessa:che siano italiani a partire o stranieri ad arrivare.”

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