Uno sguardo al passato
Ogni
famiglia friulana potrebbe raccontare, senza rispolverare troppo nei
ricordi passati, una storia di emigrazione. Dall’ottocento fino a
qualche anno fa, tutte le nostre famiglie hanno conosciuto
l’allontanamento di perlomeno uno dei suoi membri. C’è stato chi è
andato lontano e chi meno, chi è partito e si è fermato e chi invece è
ritornato, magari dopo tanti anni. Le storie di queste persone fanno
ormai parte della cultura dei vari paesi del mondo, pur rimanendo per
sempre parte di quella friulana, un patrimonio da diffondere anche tra
le generazioni più giovani. Oggi però la realtà ci chiede di occuparci
anche d’altre storie, di quelle dei “forescj” che ormai abitano,
lavorano e studiano qui tra noi. Anche queste storie dovranno un giorno
far parte del nostro patrimonio culturale.
“Forse
tutto cominciò il giorno in cui i miei se ne andarono in America.
Allora mi figurai l’Argentina come un mostro divoratore di padri, madri
e fratelli” Così inizia la storia romanzata di un’emigrazione
italiana in Sud America all’inizio di questo secolo raccontata da Syria
Poletti in “Gente con me”. Le storie delle immigrazioni alle volte si
ripetono anche se la storia con la “S” maiuscola si permette di
cambiare le direzioni. Una volta i friulani partivano per l’Argentina,
oggi i loro figli, nipoti o pronipoti ritornano. In Italia, nel 1973,
si registra il sorpasso del flusso immigratorio su quello emigratorio.
Tra gli immigrati di oggi una componente non irrilevante, specie
proveniente del Sud America, ha origini italiane.
“…
E’ giusto ricordare il proprio passato. Anzi, il passato, la propria
storia, devono insegnare. L’Italia ha 4 milioni di italiani all’estero
e addirittura 60 milioni di oriundi sparsi per il mondo. Se a questi si
chiedesse di tornare al proprio paese se non hanno un lavoro che cosa
succederebbe? Spesso però la memoria, in Italia, sembra corta. Ci siamo
dimenticati come vivevano i nostri immigrati all’estero? Ci siamo
dimenticati i cunicoli di cinquanta centimetri di diametro dove
lavoravano? O i cartelli, nei ristoranti della civile Europa, che
dicevamo: vietato l’ingresso a cani e italiani? E vogliamo fare lo
stesso con chi viene qui da noi spinto dal bisogno, cercando un lavoro?
L’immigrazione è sempre la stessa:che siano italiani a partire o
stranieri ad arrivare.”
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