2001 - Libars di scugnì la. L'immigrazione vista da vicino

Inserimento lavorativo. Realtà in Friuli Venezia Giulia

Alla luce dei fatti, è più che mai evidente che per uno straniero il lavoro diventi il vero passaporto per un’effettiva integrazione nel Paese d’arrivo.
Avere un lavoro, infatti, permette di disporre di una certa base economica, che a sua volta dovrebbe consentire l’accesso ad altri beni e servizi, come ad esempio la possibilità di vivere in un’abitazione dignitosa, di usufruire di certe cure mediche e di pagare i diversi servizi legati all’istruzione e, non ultimo, il ricongiungimento familiare.
Il fatto che il Friuli Venezia Giulia si collochi nel “mitico” Nordest, nella terra degli “schei”, che in particolare la provincia di Udine offra diverse possibilità di inserimento lavorativo, che, stando alle ripetute dichiarazioni rilasciate dai rappresentanti delle associazioni locali degli industriali (ad esempio il presidente Piero Della Valentina di Pordenone), siano preventivate alcune migliaia di lavoratori non locali da impiegarsi nel sistema produttivo per far fronte al deficit demografico provinciale, per uno straniero non mancano certo pochi o irrilevanti ostacoli per integrarsi professionalmente.
L’impatto socio-culturale: nella fattispecie quella friulana risulta essere una realtà ancor più complicata per lo straniero, l’impatto con la lingua e la conoscenza del Paese di permanenza viene ulteriormente reso difficoltoso dalla presenza del friulano che, di uso corrente fra colleghi, amici e parenti, non consente allo straniero rapporti o, comunque, li rallenta, in virtù anche di una certa mancanza di cultura di accoglienza.
L’alloggio: il reperimento di un’abitazione è solitamente un bisogno percepito come più impellente dell’ottenimento di un lavoro. Prima si cerca un posto per dormire e mangiare, poi si cerca una forma di sostentamento che permetta di legittimare e migliorare la sistemazione abitativa. La scarsità di abitazioni, anche per gli autoctoni, i prezzi elevati, forme velate di razzismo acuite dalla cultura della casa dei friulani, ne impediscono il reperimento. Viene in tal modo a mancare una condizione vincolante per l’ottenimento di un’occupazione regolare.
I servizi e diritti: difficilmente gli immigrati conoscono i propri diritti ed i propri doveri, la maggior parte di loro giunge qui senza la minima cognizione dei requisiti basilari per poter transitare, stabilirsi o lavorare legalmente. Da contrappunto ci sono le discriminazioni da parte dello stesso mercato lavorativo e dei servizi che non riconoscono il titolo di studio acquisito in patria, impiegano la manodopera per lavori di basso profilo, vincolano l’accesso a servizi riconosciuti, mentre alcuni eludono addirittura le prescrizioni di legge in materia di assunzione.

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