2001 - Libars di scugnì la. L'immigrazione vista da vicino

Testimonianze

Storia di un SENEGALESE

“…Ho deciso di partire perché ero disoccupato…non c’era e non c’è nessuna alternativa, l’obbligo è quello di partire, non si sa dove, come, perché partire…sapevo già che una volta arrivato c’era una comunità senegalese dove potevo sapere, aver una mano… su come fare a cercare un lavoro, un alloggio, ecc….per la casa cominci a cercare a destra e a sinistra, l’ho trovata dopo sei mesi aiutato dalle strutture della Caritas e del Centro d’ascolto, io le conoscevo perché le avevo sentite da qualcuno…nell’ambito dell’immigrazione le notizie girano con il “passaparola”…si va di là o di qua perché si sente dire…da parte degli italiani ho trovato tanta ospitalità, ma anche tanta ostilità…riguardo ai problemi nei luoghi di lavoro, ne ho sempre avuti; ci sono certi comportamenti di disprezzo e di superiorità, tu sei immigrato, sei nella fabbrica e quindi tu sei inferiore a tutti, i colleghi di lavoro non ti prendono come collega, anche l’ultimo operaio che arriva dopo di te si sente più bello… episodi di razzismo ce ne sono ogni giorno…
C’è da dire che c’è un problema importante: è difficile fare una politica d’immigrazione senza gli immigrati, anche nelle associazioni che dicono di operare per gli immigrati, c’è ancora quella mentalità: che l’immigrato deve aspettare fuori della porta se discutono dei suoi problemi, lui deve solo ricevere servizi. Questo non è un bene se vogliamo veramente l’integrazione piena degli immigrati nella società locale…il rischio è di diffondere nella popolazione straniera la cultura dell’assistenzialismo, di dover farsi tirare per il braccio per fare le cose, anche gli immigrati devono essere più protagonisti…”

(Testimonianza di un coordinatore a livello regionale degli sportelli immigrati, da 11 anni in Italia, residente ad Udine)


Storia di una famiglia RUMENA

“Ecco più o meno questa è la nostra storia: abbiamo trovato lavoro tramite l’Ufficio del Lavoro, il Centro di Ascolto e l’Associazione vicini di casa che ci hanno aiutato…poi abbiamo bussato tutte le porte, qua a Udine…era un momento molto tragico per noi…Abbiamo fatto un po’ di tutto, se trovi due o tre ore per fare pulizie, se trovi in fabbrica; lui ha lavorato a Manzano in una fabbrica di sedie, io prima in un negozio e poi in un ristorante… da quando siamo partiti dalla Romania abbiamo sempre pensato di fare commercio, di trovare delle persone qua che vogliono collaborare con noi là…però non abbiamo mai trovato una persona giusta che ci dà una mano…perché fare commercio senza i soldi non si può fare…questa è la tragedia qua le case costano tantissimo e così non puoi mettere niente da parte, anche se tenti di tornare nel tuo Paese, non puoi fare niente senza questi soldi…penso che ognuno di noi spera di mettere insieme un po’ soldi e di tornare a casa per rifarsi una vita là…abbiamo 800.000 lire di affitto, lo stipendio di 1.200.000 lire, arriviamo quasi sempre che lavora uno su due, di inverno per il gas anche un milione e due, un milione e cinque..siamo tanti stati aiutati dal Comune che ci ha pagato due mesi, non mi aspettavo questa cosa, sono stati gentilissimi…”

(Testimonianza di una famiglia di rumeni residenti ad Udine dal 1990)

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