2002 - Diritto d'Acqua

Acqua fonte di vita

“AMAN IMAN” dicono i Tuareg del Sahara, ovvero “l’acqua è vita”…….

Acqua, dunque, chiara, fresca e dolce cantata dai poeti.
Acqua che gorgoglia e ispira i musicisti.
Acqua, simbolo della nascita, del materno.
Acqua che, se è buona, è inodore e insapore.

Di lei sappiamo tante cose, compresa la più importante, che è il bene FONDAMENTALE per la vita di uomini, animali e piante. L’acqua è INDISPENSABILE alle montagne e al mare, alla terra e al cielo, ai cicli biologici più sofisticati e a quelli più semplici. La salute individuale e collettiva dipende dall’acqua.
Diamo per scontata la sua presenza, la sua universalità ed eguaglianza democratica, ma sbagliando: è una risorsa finita, distribuita in modo disuguale nel tempo e nello spazio. L’acqua ha conosciuto un passato di norme che ne ribadivano la sacralità e ne imponevano il rispetto: per i romani, Nettuno era il Dio delle acque, che sono ricchezza della collettività, un prezioso patrimonio pubblico.
Oggi questo rapporto è stato scardinato. Il problema dell’acqua è quello che più di ogni altro mette in discussione il nostro modello di sviluppo e di consumo: avveleniamo l’acqua, manipoliamo il cibo, distruggiamo la natura, costruiamo dighe mastodontiche, sottomettiamo l’uomo all’uomo….
La tendenza attuale è di far passare l’idea che l’acqua è un bisogno e non diritto, differenza non affatto innocente….un diritto è inalienabile, è garantito dalle leggi, dagli stati…per un bisogno si paga. Ricordiamoci, però, che da questa risorsa dipendono, non i capricci, ma la vita! L’acqua è un bene comune dell’umanità, l’accesso all’acqua è un diritto; i costi necessari per garantirla devono essere a carico dell’intera collettività. È, in sostanza, una questione di democrazia!.....
La superficie del nostro pianeta è coperta per il 71% dall’acqua, la maggior parte di essa (più del 97%) è quella salata dei mari e degli oceani:; la restante parte, il 3%, è quella dolce, di cui metà è contenuta nei ghiacciai, a disposizione solo l’1% in falde, fiumi e torrenti, da utilizzare per bere, lavarsi e per le attività umane.
Il Sud del mondo non ha da bere. Il Nord spreca. I paesi ricchi consumano circa l’80% delle risorse idriche mondiali. In Italia il 33% dell’acqua che passa nella rete idrica si disperde a causa dei tubi “colabrodo”, si aggiungano le irrigazioni intensive (cereali e cotone); pro capite in casa abbiamo una media di 250 lt di acqua al giorno; siamo il paese, dopo gli USA, con il più alto consumo d’acqua in agricoltura rispetto alla produzione. Nel mondo, negli Stati Uniti sono 425 i litri disponibili” al giorno per persona, in Francia pro capite si rilevano 150 lt, ma in Madagascar si scende a 10 lt. La media mondiale a persona è stata fissata in mc 1700 all’anno.
L’assenza o la cattiva qualità dell’acqua in Africa e in Asia portano alla morte ogni anno 3 milioni di esseri umani per dissenteria, 1,5 milioni per malaria; 1 persona su 5 non ha acqua potabile; 15 milioni di bambini sono vittime annualmente delle malattie che l’acqua infetta trasmette; ogni 8 secondi muore un bambino di sete; entro il 2100 le acque di superficie saranno consumate; tutta l’acqua della terra disponibile nel ciclo dell’acqua sarà interamente esaurita entro il 2230.
Il “mercato” delle risorse idriche solleva questioni di equità e di efficienza economica. Lasciare che domanda ed offerta determinino liberamente il “prezzo” dell’acqua può avere effetti drammatici sull’equità di un sistema di mercato. La scarsità crea valore economico. L’acqua è indispensabile e per procurarsene il necessario per la sopravvivenza si è disposti a pagare un prezzo altissimo….Il commercio dell’acqua porta alla miseria…Le persone più povere e che non hanno accesso all’acqua potabile, sono costrette a spendere in acqua una quota molto alta del proprio reddito, sempre che possano permettersela: chi ha meno paga di più!
E’ scarsa, è preziosa…Ecco perché tanti dei conflitti in atto nel mondo, al momento sono più di 50, partono dall’acqua: non sete di potere, ma sete e basta.
Dovrebbe essere lasciata “sgorgare” una nuova cultura, da diffondersi in ogni settore della vita dell’umanità: la cultura dell’acqua come bene comune mondiale; la cultura del contenimento degli sprechi, che fa aumentare la ricchezza, e dei consumi, che è segno di solidarietà; la cultura della difesa dell’acqua dagl’inquinamenti; la cultura dell’applicazione “intelligente” dello sviluppo scientifico che meno inquina e meglio impiega; la cultura della solidarietà collettiva economica ed ecologica.

“AMAN IMAN”, “L’ACQUA E’ LA VITA”, “L’ACQUA E’ L’ANIMA”, “L’ACQUA FA VIVERE E TUTTO DIPENDE DELL’ACQUA”.

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