2002 - Diritto d'Acqua

Allarme Acqua

“Vi fu un tempo in cui l’acqua cadeva copiosa dalle nuvole e sgorgava pura dalle sorgenti, in cui fiumi e torrenti erano colmi fino all’orlo, in cui antiche falde fluivano come grandi vene sotterranee in cui l’acqua ci nutriva come bimbi allattati dal latte materno…”

Al giorno d’oggi però l’acqua è divenuta una risorsa che scarseggia tanto che gli esperti prevedono che per il 2025 il mondo inizierà a soffrirne in modo preoccupante sia a livello di equilibri ambientali che socio economici.
La situazione attuale è già allarmante: siamo in sei miliardi ed 1,4 è da catalogare in una situazione di sussistenza idrica precaria, ma le cose peggiorano sensibilmente quando parliamo in prospettiva, in quanto, stando al trend attuale, dei circa sette miliardi e mezzo di persone che popoleranno il pianeta nel 2025, almeno tre potrebbero trovarsi ad affrontare seri problemi relativi a condizioni igieniche, salute e realtà produttive, anche nei paesi in cui l’acqua non è mai scarseggiata.

Ma come si è potuti arrivare così in basso? Come sempre accade, quando si parla di problematiche di questa portata, le cause non sono che un insieme complesso ed articolato, dove spesso è difficile individuarle ed isolarle con chiarezza. Di certo se dovessimo additare un colpevole fra tutti la soluzione sarebbe semplice ed immediata: l’uomo!

Da sempre il nostro pianeta vive di equilibri complessivi nei quali trovano posto gli estremi più disparati: si va dalle calotte glaciali ai deserti, dalle rigogliose foreste tropicali alle aride distese dei laghi salati, dai tappeti di grano che ricoprono regioni intere a perdita d’occhio ai muschi e licheni ultimo baluardo del mondo vegetale nelle gelide zone prossime ai poli…A tutto ciò l’uomo si è sempre saputo adattare tramite l’ingegno, potendo scegliere i luoghi più favorevoli in cui stabilirsi, usufruendo dell’aiuto della natura stessa. Ma proprio quando l’uomo ha iniziato ad incidere oltre misura su questi equilibri che le cose sono iniziate pian piano a complicarsi:
la desertificazione, il buco dell’ozono, l’esasperazione nell’uso di prodotti chimici inquinanti, causa di numerosi dissesti ideologici, non sono che gli effetti di condotte poco assennate che l’uomo stesso ha tenuto. Per non parlare poi delle speculazioni che stanno dietro la mancata manutenzione di dighe e reti di distribuzione, di contratti stipulati a costi gonfiati.

Il quadro che ci troviamo di fronte è veramente preoccupante! Si è detto di una crisi idrica generalizzata ma forse è meglio vedere quali diverse sfaccettature possano comporre il fenomeno in esame. Si va da quelli che sono gli effetti più immediati da prevedere come i problemi igienici, la sete, le irrigazioni ed altri affini che possiamo definire come conseguenze dirette ed altre indirette ma non per questo meno pericolose. Un’opinione diffusa è che nel millennio in cui siamo appena entrati la maggior parte dei conflitti nasceranno in relazione all’acqua e già non mancano degli esempi attuali con le numerose tensioni in Medio Oriente e nei bacini dell’Asia meridionale.

A tal punto chiedersi come porre argine alla crescita di un tale disagio generalizzato è probabilmente il quesito che la maggior parte di noi si pone; ebbene numerose sono le ipotesi formulate al riguardo, anche se molto diversi sono i presupposti da cui esse si sviluppano. C’è chi parte dal concetto che ad una quantità d’acqua non sufficiente si dovrà rispondere con un suo utilizzo razionalizzato: in agricoltura la genetica può portare alla selezione di specie meno “esigenti” dal punto di vista idrico mentre per ciò che concerne l’uso personale, c’è chi sostiene che un uso più responsabile passi attraverso delle tariffe più salate. La logica di queste argomentazioni è sicuramente condivisibile da un punto di vista meramente economico, ma quale sarebbe il prezzo effettivo/equo da pagare?

Per creare delle riserve d’acqua consone a fronteggiare una prospettiva che come si è visto non è di certo rosea c’è poi chi pensa si debba provvedere alla costruzione di bacini artificiali sempre più grandi. Ma ne vale veramente la pena se la diga più grande del mondo, progettata in Cina sullo Jang-tze, porterà all’abbandono di una città di oltre 500.000 abitanti ed alla smobilitazione di un altro 1.000.000 nelle zone limitrofe nonché all’allagamento della Valla delle Tre Gole che l’UNESCO ha riconosciuto come patrimonio mondiale dell’umanità?

Potremmo andare avanti ancora con questo elenco di crisi che nascono dalle più diverse ragioni ed alle quali sono state proposte svariate soluzioni, ci preme invece soffermarci su di un modus pensandi che, nella sua semplicità di base, è forse quello che più si adatterebbe ad una dimensione mondiale proprio perché pone le necessità dell’uomo al centro dell’attenzione. Stiamo parlando dei risultati emersi dalle documentazioni dei convegni del Comitato Mondiale dell’Acqua, le cui prerogative si possono sostanzialmente sintetizzare come segue “…l’acqua è un bene imprescindibile dell’umanità intera e come tale non può essere commercializzato in maniera speculativa a danno di chi non ha la fortuna di usufruirne”.
L’acqua causa di preoccupazioni, discordie e tensioni dovrebbe essere riportata al suo ruolo originario: fonte di vita e garanzia fondamentale per la dignità di ogni individuo e proprio per questo ad ogni individuo non deve/può essere negata.

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