2002 - Diritto d'Acqua

Crisi o opportunità per affari?

La consapevolezza di un’imminente crisi è aumentata in virtù dei Forum Idrici Mondiali i cui documenti sono diventati la base sulla quale viene attuato il controllo delle corporazioni sull’acqua. Nel marzo 2000 al foro de l’Aja la WWV è stata formalmente presentata ed alla fine dei lavori è stata redatta la cd “Dichiarazione Ministeriale de l’Aja” sottoscritta da 130 rappresentanti governativi. Si tratta di un invito formale a tutte le organizzazioni pertinenti ad occuparsi della gestione integrata delle risorse idriche al fine “di assicurare ad ogni individuo l’ accesso ad una quantità sufficiente di acqua sicura ad un prezzo accessibile.”
Il Forum fu presentato come parte di un processo di partecipazione democratica alla gestione idrica, di fatto tale progetto era il frutto della politica gestionale di una fascia elitaria di multinazionali che poco aveva a che fare con i bisogni effettivi della popolazione. Le principali corporazioni transnazionali erano ben rappresentate: Nestlè e Unilever, Heineken, ITT e le società idriche globali DVH, Azurix, CH2M Hill e Suez Lyonnaise des Eaux ed in una loro dichiarazione congiunta asserivano che: “L’acqua è un bene economico ed il suo valore dovrebbe essere riconosciuto nella ripartizione delle scarseggianti risorse idriche per usi concorrenziali. Mentre ciò non dovrebbe impedire alle persone di soddisfare i propri bisogni fondamentali ad un costo accessibile, il prezzo dell’acqua andrebbe fissato ad un livello tale da incoraggiarne il risparmio ed un utilizzo assennato.

Ora: l’acqua è un affare complessivo da 400 miliardi di euro e la privatizzazione idrica sinora incide solo per il 10% dei profitti idrici mondiali: il CIM sostiene che solo le aziende private possano garantire gli enormi capitali necessari alla soluzione del problema idrico mondiale e questo a scapito delle sovvenzioni che verrebbero sostituite da tariffe che a loro volta offrono attraenti prospettive di profitto sugli investimenti.

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